Volevo capire meglio come penso
Questo progetto non è nato per creare un chatbot per il mio portfolio e non volevo nemmeno costruire un assistente che cercasse informazioni su di me online: volevo fare un esperimento molto più personale.
Volevo costruire una versione digitale di me con cui poter parlare.
L'idea era capire cosa sarebbe successo fornendo a un modello una rappresentazione curata del mio modo di comunicare, delle mie esperienze, delle mie convinzioni e del modo in cui affronto i problemi. Se avessi costruito abbastanza bene questo contesto, il sistema sarebbe riuscito a rispondere in un modo che avrei riconosciuto come mio? E soprattutto: cosa avrei potuto capire di me osservando questa rappresentazione dall'esterno?
Da questa domanda nasce AI Digital Clone.
Creare uno specchio con cui poter dialogare
L'obiettivo non era costruire una copia perfetta della mia identità: volevo creare una rappresentazione sufficientemente coerente da poter essere interrogata e confrontata con il modo in cui ragiono realmente.
Per questo ho costruito manualmente una knowledge base personale che descrive gli aspetti che considero più importanti per rappresentarmi:
- il mio modo di comunicare
- le mie esperienze
- il mio approccio ai problemi
- i principi che guidano le mie decisioni
- le mie idee sulla tecnologia
- il mio rapporto con privacy ed etica
- il modo in cui tendo a valutare situazioni e compromessi
Il sistema non deve quindi "conoscere tutto di me": deve conoscere ciò che ho scelto di usare per rappresentarmi, con l'obiettivo finale di poter parlare con questa versione digitale e confrontare le sue risposte con le mie.
Come funziona
AI Digital Clone utilizza una knowledge base personale costruita manualmente. Le informazioni non vengono recuperate automaticamente da Internet: il sistema non naviga il web e non consulta il portfolio, GitHub o altri progetti in tempo reale. La sua conoscenza dipende esclusivamente dal materiale che ho scelto di inserire. Quando faccio una domanda, il modello utilizza quel contesto per generare una risposta che cerca di mantenere coerenti contenuti, tono e modo di ragionare.
Esperienze
La knowledge base contiene esperienze e situazioni che considero rappresentative del mio percorso e del modo in cui affronto determinati problemi.
Principi
Una parte importante riguarda i principi che guidano le mie scelte: privacy, controllo dei dati, semplicità, trasparenza e rapporto tra tecnologia e persona fanno parte della rappresentazione che il modello cerca di mantenere.
Modo di comunicare
Il clone non deve soltanto conoscere determinati fatti, deve anche cercare di riprodurre il modo in cui comunico: diretto, tecnico quando serve, poco interessato ai formalismi inutili. Il tono è parte del modello, non un elemento separato dal contenuto.
Conversazione
La parte più interessante arriva quando posso mettere questa rappresentazione alla prova con domande mirate:
- Perché hai fatto questa scelta?
- Come affronteresti questo problema?
- Perché per te questa cosa è importante?
- Cosa penseresti davanti a una situazione che mette in conflitto due principi?
La risposta diventa quindi un punto di confronto con il mio modo reale di pensare.
Una rappresentazione costruita manualmente
Il cuore del progetto non è un sistema che raccoglie automaticamente informazioni su di me: è una rappresentazione costruita intenzionalmente.
Il flusso operativo è lineare:
Domanda → Contesto personale → Modello AI → Risposta
La qualità del risultato dipende dalla qualità del contesto che ho costruito. Questo introduce una parte del progetto fondamentale: decidere cosa inserire. Ogni informazione che aggiungo contribuisce a definire la persona che il modello proverà a rappresentare; ogni informazione che lascio fuori può invece cambiare il modo in cui interpreterà una domanda. Il lavoro consiste nel decidere quale versione di me voglio rendere osservabile attraverso il sistema.
Le parti più difficili
1. Distinguere il mio modo di pensare da una risposta generica dell'AI
Un modello linguistico è già capace di produrre risposte plausibili e ben formulate. Il problema è capire quando una risposta è semplicemente buona e quando invece contiene qualcosa che riconosco realmente come mio: la qualità del clone dipende dalla differenza tra "è una buona risposta" e "questa è una risposta che avrei potuto dare io".
2. Rappresentare una persona senza ridurla a una lista di fatti
Sapere che utilizzo una certa tecnologia non dice molto su come prendo decisioni: due persone possono avere competenze identiche e arrivare a conclusioni completamente diverse. Per questo la knowledge base contiene esperienze, principi, esempi e motivazioni dietro alle scelte.
3. Gestire contraddizioni e contesto
Una persona non è perfettamente coerente: le opinioni maturano e una decisione che ha senso in una situazione può non averlo in un'altra. Il clone deve quindi evitare di trasformare la persona in un insieme di regole rigide.
4. Capire il limite della rappresentazione
Una risposta generata dal sistema non dimostra automaticamente che quella sia la mia vera opinione: il modello produce la risposta più coerente possibile con il contesto che gli è stato fornito, rimanendo una rappresentazione e non una copia identica.
Perché ho scelto questo approccio
1. Knowledge base curata manualmente
Ho scelto di costruire personalmente il materiale utilizzato dal modello: questo evita che il clone raccolga automaticamente informazioni che non ho scelto di includere, mantenendo la rappresentazione pienamente intenzionale.
2. Nessun accesso a Internet
Il clone non cerca informazioni online per rispondere: ciò che sa deriva dal contesto fornito, rendendo chiaro il confine tra la mia rappresentazione e la conoscenza generale del modello.
3. Nessun accesso diretto al portfolio
Il sistema non legge automaticamente le pagine del portfolio o i repository per decidere cosa penso: il punto dell'esperimento è proprio osservare cosa riesce a fare una rappresentazione costruita intenzionalmente senza collegarla continuamente alla fonte originale.
4. La conversazione come strumento di confronto
Una descrizione statica permette di raccontarsi, ma una conversazione consente di mettersi alla prova: porre una domanda, contestare la risposta, cambiare prospettiva, aggiungere un caso limite e verificare se il modello mantiene la coerenza.
5. Fedeltà prima della spettacolarità
Il progetto non deve sembrare intelligente a tutti i costi, deve cercare di essere coerente: una risposta semplice ma autentica è più utile di una risposta brillante che non mi rappresenta.
Costruire una versione di me con cui poter parlare
AI Digital Clone nasce da una domanda molto semplice: cosa succede se costruisco una rappresentazione digitale di me e poi provo a parlarci?
Il risultato è un sistema che utilizza una knowledge base personale curata manualmente per riprodurre il mio modo di comunicare e di affrontare i problemi. Quando il clone dà una risposta che riconosco come mia posso usarla come punto di confronto; quando risponde in un modo diverso posso chiedermi cosa manca nella rappresentazione o cosa sto dando per scontato su me stesso: il progetto serve a farmi osservare da una prospettiva differente.
Costruire un modello di me stesso
Questo progetto mi ha fatto affrontare un problema che va oltre l'integrazione tecnica di un modello linguistico. Per costruire un clone devi prima decidere cosa definisce una persona: le esperienze, le competenze, le convinzioni, il modo di comunicare, le decisioni passate, le contraddizioni, le priorità e soprattutto il modo in cui tutte queste cose si combinano quando bisogna prendere una decisione.
La parte più interessante è stata costruire una rappresentazione abbastanza ricca da poter essere interrogata e confrontare le sue risposte con quelle reali. In questo senso AI Digital Clone è diventato anche uno strumento di autoriflessione: ho costruito un'AI che prova a rispondere come me, per capire meglio come penso io.